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Morire per un aborto

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Riflessioni sul decesso di una giovane donna avvenuto all' ospedale Cardarelli di Napoli durante l'intervento di interruzione di gravidanza.

Ci immedesimiamo nel dolore dei parenti della donna e del personale tutto che avrà fatto il massimo per evitare il tragico evento.

In Italia morire per aborto volontario è un evento straordinario.

Infatti nel 2013 vi sono state 102.760 Interruzioni volontarie di gravidanza e sempre in quell'anno la percentuale di complicanza emorragica è stata del 1,7%, senza nessun decesso.

La complicanza può purtroppo accadere, anche se i medici operano con coscienza e diligenza.

In questi casi i medici non obiettori, quelli che eseguono materialmente le interruzioni di gravidanza tutti i giorni, possono trovare difficoltà nell'essere aiutati nell'immediato dall'ambiente che li circonda, che può trincerarsi nell'obiezione di coscienza e rallentare le prestazioni nell'emergenza.

Infatti gli altri operatori sanitari, medici, infermieri ed ostetriche, in primis pongono attenzione sul fatto che si tratta di interruzione di gravidanza e quindi il caso non li coinvolge.

Vi è cioè una latenza psicologica, uno "iato" mentale, prima che il personale entri in movimento attivo e rapido e dopo un momento di rifiuto (sono obiettore) realizzi che vi è uno stato di emergenza in cui deve essere attivo e rapido.

Talvolta questo iato mentale, che noi non obiettori conosciamo, può far sì che all'inizio di una complicanza si sia soli ad affrontarla e può rallentare pericolosamente la gestione di una complicanza grave.

I servizi di interruzione di gravidanza sono spesso isolati all'interno degli Ospedali, visti come qualcosa che non dovrebbe proprio esserci, e che meno si vede, meno si guarda e meglio è. Infatti, in diversi ospedali, sono dislocati al di fuori i fuori degli edifici centrali ove sono le sale operatorie attrezzate per le emergenze.

Questo, più che gli errori, può provocare dei danni alle donne. Il diritto alla scelta deve essere riconosciuto pienamente dalle istituzioni, con il sostegno chiaro agli operatori che applicano la legge 194.

Silvana Agatone

 

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